Capitolo 5: L'Incontro

1306 Parole
Il tempo sembrò fermarsi in quella radura incantata. Emilio rimase immobile al margine del cerchio di pietre, il cuore che batteva così forte da risuonare nell'aria carica di magia. Andrea lo osservava con quegli occhi di smeraldo liquido, un sorriso enigmatico che curvava le sue labbra perfette. La luce lunare sembrava concentrarsi su di lui, trasformandolo in una visione che andava oltre ogni fantasia umana. "Sei più bello di quanto immaginassi," disse Andrea, la sua voce profonda che vibrava nell'aria come il suono di una campana di cristallo. "Ho osservato molti mortali nel corso dei secoli, ma mai uno che irradiasse una luce così pura, una natura così selvaggia nascosta sotto la patina della civiltà." Emilio trovò finalmente la voce, anche se tremava. "Chi... cosa sei?" Andrea rise, un suono melodioso che sembrava nascere dalla terra stessa. "Sono antico quanto questi alberi, giovane quanto il primo germoglio di primavera. Sono il custode di questo bosco, il guardiano dei suoi segreti, il signore di tutti i piaceri che la natura può offrire." Si mosse con grazia felina, avvicinandosi di alcuni passi. "Ma soprattutto, sono colui che ti aspettava." "Marco mi ha detto delle sparizioni," riuscì a dire Emilio, anche se ogni parola era uno sforzo. La presenza di Andrea era così magnetica che faceva fatica a pensare con chiarezza. "Otto persone..." "Otto anime che hanno trovato la loro vera casa," lo corresse Andrea dolcemente. "Otto esseri che, come te, sentivano il richiamo della natura selvaggia, che bramavano qualcosa di più della loro esistenza limitata." I suoi occhi brillarono di una luce più intensa. "Vuoi vederli?" Prima che Emilio potesse rispondere, Andrea alzò una mano e mormorò qualcosa in quella lingua antica che non riusciva a comprendere. Immediatamente, figure iniziarono a materializzarsi tra gli alberi che circondavano la radura. Otto persone che Emilio riconobbe dalle foto che Marco gli aveva mostrato, ma trasformate, sublimate. Elena, la guida alpina, emerse da dietro un faggio secolare. Il suo corpo atletico ora sembrava scolpito nella perfezione, la pelle che brillava di una luce dorata, i capelli che fluttuavano come se fossero mossi da un vento invisibile. I suoi occhi, un tempo marroni, ora erano dello stesso verde intenso di quelli di Andrea. David, l'istruttore di sopravvivenza, apparve accanto a lei. La sua muscolatura era più definita, più potente, e quando si mosse Emilio notò che i suoi movimenti avevano acquistato una grazia soprannaturale. Anche i suoi occhi brillavano di quel verde ipnotico. Tutti e otto erano là, trasformati in versioni sublimate di sé stessi, più belli, più perfetti, più vivi di quanto fossero mai stati. E tutti sorridevano a Emilio con un'espressione di puro appagamento. "Non sono morti," sussurrò Emilio, sopraffatto dalla visione. "La morte è un concetto umano," disse Andrea, ora così vicino che Emilio poteva sentire il calore che emanava dal suo corpo. "Quello che ho offerto loro è l'immortalità, la perfezione, l'unione completa con la natura. Sono diventati quello che erano sempre stati destinati a essere: creature libere dai limiti della mortalità, capaci di provare piaceri che vanno oltre ogni immaginazione umana." Elena si avvicinò, i suoi movimenti fluidi come quelli di una danzatrice. "Emilio," disse, e la sua voce aveva acquistato una qualità melodiosa che non aveva mai posseduto da mortale. "È meraviglioso qui. Non puoi immaginare quanto sia liberatorio abbandonare tutti i pesi, tutte le preoccupazioni della vita umana." David annuì, il suo sorriso radioso. "Ho vissuto nella natura per tutta la vita, ma solo qui ho capito cosa significa essere davvero parte di essa. Ogni alba è un'estasi, ogni tramonto una rivelazione." Gli altri si unirono al coro, raccontando di piaceri indescrivibili, di una connessione con il bosco così profonda da cancellare ogni senso di separazione. Le loro parole erano ipnotiche, cariche di una sincerità che Emilio non poteva mettere in dubbio. "Ma il prezzo," mormorò Emilio, ricordando le parole di Marco. "La vostra umanità..." Andrea si avvicinò ancora di più, ora abbastanza vicino da toccare. La sua mano si posò sulla guancia di Emilio, e quel contatto fu come una scarica elettrica che attraversò tutto il suo corpo. "L'umanità è una catena, amore mio. Una limitazione che impedisce agli esseri sensibili di raggiungere il loro vero potenziale." Le sue dita tracciarono la linea della mascella di Emilio, scendendo lungo il collo con una carezza che fece tremare tutto il suo essere. "Tu lo senti già, vero? Senti che la tua natura selvaggia cerca di emergere, che il richiamo del bosco risuona nel tuo sangue?" Emilio non riuscì a negarlo. Da quando era arrivato in quel posto, aveva sentito qualcosa cambiare dentro di lui, una fame che cresceva ogni giorno, un desiderio di appartenenza che diventava sempre più forte. "Io vedo la tua vera essenza," continuò Andrea, la sua voce ora appena un sussurro sensuale. "Vedo l'uomo che si nasconde dietro l'uniforme da ranger, quello che brama la libertà completa, che sogna di correre nudo sotto la luna, di unirsi alla terra fino a diventare una cosa sola con essa." Ogni parola era come una freccia che colpiva nel segno. Emilio sentì le sue difese crollare una dopo l'altra, la razionalità che si dissolveva sotto l'assalto di quella seduzione soprannaturale. "Mostrami," disse Andrea, la sua mano che ora accarezzava il petto di Emilio attraverso la camicia. "Mostrami l'uomo che sei veramente. Spogliati di tutto quello che la società ti ha imposto, lascia che la tua natura selvaggia emerga." L'invito era irresistibile. Con mani tremule, Emilio iniziò a sbottonare la camicia. Ogni bottone che si apriva era come liberarsi di una catena, ogni pezzo di tessuto che cadeva una rinuncia a tutto quello che era stato prima di quella notte. Quando fu completamente nudo, Andrea lo osservò con un'approvazione che lo fece arrossire ed eccitare allo stesso tempo. "Perfetto," mormorò, le sue mani che ora esploravano liberamente il corpo di Emilio. "Sei esattamente come ti avevo immaginato." Il tocco di Andrea era magico nel senso letterale del termine. Ogni carezza risvegliava sensazioni che Emilio non aveva mai provato, piaceri che andavano oltre il fisico per toccare la sua anima stessa. Sentì il suo corpo rispondere in modo che lo sorprese, ogni nervo che prendeva fuoco sotto quelle dita sapienti. "Vuoi di più?" chiese Andrea, i suoi occhi verdi che bruciavano di desiderio. "Vuoi scoprire piaceri che nessun mortale ha mai provato?" "Sì," gemette Emilio, ormai completamente perduto. "Sì, ti prego." Andrea sorrise, un'espressione di trionfo e tenerezza insieme. "Allora dimmi che mi appartieni. Dimmi che rinunci alla tua vita mortale per unirti a me per l'eternità." Per un momento, l'ultima traccia di razionalità di Emilio si ribellò. Pensò alla sua vita precedente, al suo lavoro, alle persone che aveva lasciato nel mondo civilizzato. Ma tutto questo sembrava così lontano, così insignificante comparato all'estasi che Andrea gli stava offrendo. "Ti appartengo," sussurrò, e mentre pronunciava quelle parole sentì qualcosa cambiare irreversibilmente dentro di lui. "Sono tuo per l'eternità." Andrea lo baciò, e quel bacio fu come un sigillo su un patto soprannaturale. Le labbra del custode del bosco erano calde e dolci, ma nel loro tocco c'era anche qualcosa di selvaggio, di primitivo, che risvegliò istinti che Emilio non sapeva nemmeno di possedere. Intorno a loro, gli otto trasformati iniziarono a cantare in quella lingua antica, le loro voci che si intrecciavano in un'armonia che sembrava far vibrare la stessa aria. I fiori della radura si illuminarono di una luce più intensa, e la terra sotto i loro piedi iniziò a pulsare come un cuore gigantesco. "Ora inizia la tua vera vita," sussurrò Andrea contro le labbra di Emilio. "Ora diventi quello che sei sempre stato destinato a essere." E mentre la luna raggiungeva lo zenith sopra la radura incantata, Emilio si abbandonò completamente all'abbraccio del custode del bosco, sentendo la sua umanità sciogliersi come cera al sole, pronto per la trasformazione che lo avrebbe reso immortale.
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