Capitolo 7 – La Porta nel Legno

696 Parole
La notte che scese sul borgo non portò con sé le stelle. Un velo nero, spesso e impenetrabile, avvolse ogni cosa, e nella bottega di Giuseppe l'aria era così carica di presagio che ogni respiro sapeva di tempesta. L'uomo vegliava, Giulio accanto a lui, il corpo di legno della marionetta teso come una corda di violino. «Dimmi la verità» mormorò Giuseppe, la mano che accarezzava la crepa sul braccio di Giulio, ora percorsa da un bagliore intermittente. «Cosa provi?» «Non è dolore» sussurrò Giulio, gli occhi di vetro fissi nel vuoto. «È richiamo. Come una marea che sale dentro di me, che mi tira verso... qualcosa.» «Non ti lascerò andare» ribatté Giuseppe, le dita che serravano il legno con un gesto quasi possessivo. «Forse non è una questione di lasciare» la voce di Giulio si fece più profonda, come se un'eco antico risuonasse attraverso di lui. «Forse devo andare. Per tornare veramente.» Un fruscio improvviso li interruppe. Non dalle finestre, non dalla porta. Dal pavimento. Come se centinaia di insetti stessero trascinando i loro corpi di legno. Giuseppe afferrò la lampada, la luce tremula che danzava sulle pareti mentre irrompevano nella bottega. E ciò che videro li fece irrigidire. Tutte le marionette erano allineate, rivolte verso di loro. Non semplicemente cadute dagli scaffali, ma disposte in un semicerchio perfetto. Le loro teste erano inclinate nello stesso identico angolo, le bocche dipinte leggermente aperte. E quando parlarono, fu con una voce sola, un coro spettrale che sembrava provenire dalle viscere della terra: «La via si apre per chi osa cercare.» Giulio trasalì, un tremore che gli percorse tutto il corpo. «Lo senti? Mi chiamano...» «Non è te che chiamano!» lo strattonò Giuseppe, la voce roca dalla paura. «È l'inganno di quella cosa che ti ha rubato!» Le marionette girarono la testa all'unisono, i loro occhi vuoti che sembravano vedere attraverso di loro. «Il debito di un'anima si paga con un viaggio.» «Non devo niente a nessuno!» urlò Giulio, e in quella protesta c'era tutta la sua rabbia di morto strappato alla pace. «Sono stato portato via!» Giuseppe lo afferrò per le spalle, costringendolo a guardarlo. «Sei mio. Sei tornato a me. Questo è l'unico posto che ti appartiene.» Ma la crepa sul braccio di Giulio si allargò bruscamente, emettendo un suono simile a vetro che si frantuma. Una luce bianca e accecante zampillò dalla fessura, così intensa che Giuseppe dovette coprirsi gli occhi. «Mi brucia!» gridò Giulio, portando le mani al petto. «Come fuoco dentro le vene!» Le marionette, come obbedendo a un comando invisibile, sollevarono tutte il braccio destro, indicando la parete nord della bottega. Il legno vecchio e stagionato iniziò a gemere, a contorcersi, le venature che pulsavano come arterie viventi. Dove prima c'era una superficie liscia, ora si delineava chiaramente una porta. Non appoggiata al muro, ma crescendo da esso, come se il legno stesso stesse partorendo un passaggio. «No!» urlò Giuseppe, aggrappandosi a Giulio. «Non ti avvicinare!» Ma Giulio si mosse con una determinazione soprannaturale, i suoi passi risuonando sul pavimento come tamburi funebri. «Devo farlo. Devo reclamare ciò che è mio. Ciò che siamo stati.» «Allora non ti seguirò» dichiarò Giuseppe, il cuore spezzato dalla paura. «Ti perderò.» Giulio si voltò, e in quel momento Giuseppe vide riflettersi nei suoi occhi non solo l'uomo che aveva amato, ma anche l'ombra di ciò che era diventato. «Se mi ami, mi seguirai anche nell'oscurità.» La porta si spalancò senza un rumore, rivelando non il buio, ma una luce bianca e abbagliante che sembrava respirare. Un caldo umido, come l’alito di una bestia addormentata, uscì dall'apertura. Giuseppe guardò Giulio, vide la paura e la speranza combattere nel suo sguardo, e seppe che non aveva scelta. La sua mano trovò quella di legno, le loro dita intrecciate in una promessa più forte della morte stessa. «Dove tu vai, io verrò» sussurrò, avvicinandosi alla porta. «In questa vita o in qualsiasi altra.» E insieme, come un'unica anima divisa in due corpi diversi, varcarono la soglia. La luce li inghiottì. La porta si richiuse alle loro spalle, lasciando solo il silenzio e le marionette immobili, le loro teste ora dritte, come soldati dopo aver compiuto il loro dovere.
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