Michele si risvegliò in un luogo che non dovrebbe esistere.
Era ancora nel suo laboratorio, ma non era il suo laboratorio. Gli orologi c'erano tutti, ma funzionavano secondo logiche impossibili: alcuni ticchettavano melodie, altri mostravano ricordi invece delle ore, alcuni sembravano contenere piccoli universi nei loro quadranti. La luce filtrava da finestre che davano su cieli di colori che non avevano nome.
"Sei sveglio," disse una voce familiare.
Michele si voltò e il cuore gli si fermò. Roberto era lì, seduto sulla sua vecchia sedia del laboratorio, ma era diverso. Non aveva più quella perfezione innaturale, quell'aura predatoria. Sembrava... umano. Vulnerabile. I suoi occhi erano ancora blu, ma era il blu del cielo estivo, non dell'abisso.
"Dove siamo?" chiese Michele, la voce roca.
"Tra i momenti," rispose Roberto con un sorriso triste. "Nel limbo temporale che si crea quando due esseri legati al tempo muoiono nello stesso istante. Un posto dove le anime possono... chiarire le cose prima di andare oltre."
Michele si alzò lentamente, rendendosi conto che non sentiva più dolore. Il suo corpo era integro, ma traslucido, come se fosse fatto di luce condensata.
"Sono morto?"
"Stiamo morendo," corresse Roberto. "Questo posto esiste solo per il tempo necessario alle nostre essenze temporali di separarsi completamente. Poi... andremo dove devono andare i morti."
Michele guardò intorno al laboratorio impossibile. "Quanto tempo abbiamo?"
"Abbastanza." Roberto si alzò, avvicinandosi lentamente. "Michele, devo chiederti perdono."
"Per cosa? Per avermi mentito? Per aver cercato di distruggere l'umanità? Per avermi usato come sacrificio?"
Roberto chinò la testa. "Per tutto questo. Ma soprattutto... per aver rovinato l'unica cosa bella che avevo mai provato."
Michele lo fissò incredulo. "Cosa?"
"L'amore per te era reale, Michele." Roberto alzò gli occhi, e in essi Michele vide un dolore profondo e genuino. "All'inizio eri solo un mezzo per un fine. Ma quando ho iniziato a conoscerti, quando ho visto la purezza del tuo dono, la gentilezza del tuo cuore... mi sono innamorato davvero. E quello mi ha terrorizzato."
"Bugie," disse Michele, ma la sua voce tremava.
"No." Roberto si avvicinò di un altro passo. "La verità è che avrei potuto aprire il portale usando qualsiasi orologiaio con un minimo di talento temporale. Ma ho scelto te perché sentivo che eri speciale. E quando ti ho toccato per la prima volta, quando ti ho baciato... per la prima volta in secoli di esistenza ho capito cosa significava voler proteggere qualcuno."
Michele sentì le lacrime scendergli lungo le guance traslucide. "Allora perché? Perché non ti sei fermato?"
Roberto sorrise amaramente. "Perché sono un vigliacco. La mia natura, la mia famiglia, il mio destino... sembravano più importanti dell'amore. Ho pensato che potessimo avere entrambi. Che potessi trasformarti completamente e che avresti dimenticato la tua umanità."
"Ma non l'ho dimenticata."
"No. E quello è stato il mio errore più grande. Non aver capito che la tua umanità era esattamente quello di cui mi ero innamorato."
Roberto si fermò a pochi passi da Michele. Ora Michele poteva vedere che anche lui stava piangendo, lacrime che brillavano come stelle cadenti.
"Se potessi tornare indietro," sussurrò Roberto, "rinuncerei a tutto. Al potere, all'immortalità, al mio posto nella gerarchia temporale. Sarei diventato umano per te."
Michele lo guardò per lunghi momenti. La rabbia, il dolore del tradimento, tutto era ancora lì. Ma c'era anche qualcos'altro: il ricordo di quei momenti di vera intimità, quando gli aveva sembrato di vedere l'anima di Roberto dietro la maschera del predatore temporale.
"Dimostralo," disse finalmente.
"Come?"
Michele indicò uno degli orologi impossibili del laboratorio, quello che sembrava contenere un piccolo universo nel suo quadrante. "Quello è l'Orologio delle Possibilità, vero? Mostra i futuri che potrebbero essere stati."
Roberto annuì, confuso.
"Mostrami come sarebbe andata se fossi stato onesto con me fin dall'inizio."
Roberto esitò. "Michele... non torturiamoci con quello che non può essere."
"Mostrami," insistette Michele, "o il tuo pentimento sono solo parole vuote."
Roberto sospirò e si avvicinò all'Orologio delle Possibilità. Quando lo toccò, il quadrante si illuminò, mostrando immagini che si susseguivano come fotogrammi di un film mai girato.
Michele vide sé stesso nel laboratorio, ma questa volta quando Roberto entrò per la prima volta, disse immediatamente la verità. Vide sé stesso spaventato, arrabbiato, che lo cacciava via. Ma poi vide Roberto che tornava, giorno dopo giorno, non più come seduttore ma come supplicante, spiegando la sua natura, il suo bisogno, chiedendo aiuto.
Vide sé stesso che lentamente iniziava a fidarsi, affascinato non dal mistero ma dall'onestà dolorosa di Roberto. Vide entrambi che lavoravano insieme per trovare un modo di aprire il portale senza danneggiare gli innocenti. Vide Roberto che sceglieva di rinunciare al suo piano piuttosto che ferire Michele.
E alla fine, vide entrambi che invecchiavano insieme, Roberto che sceglieva di diventare mortale per amore, vivendo una vita breve ma piena di gioia autentica.
"Questo," disse Roberto mentre le immagini svanivano, "è quello che avrei dovuto fare. È quello che il mio cuore voleva fare."
Michele stava piangendo apertamente ora. "Perché mi mostri questo? Non è già abbastanza doloroso?"
Roberto si avvicinò, alzando una mano per toccare delicatamente il viso di Michele. "Perché volevo che sapessi che quello che abbiamo condiviso, anche se nato da bugie, è diventato la cosa più vera che abbia mai provato."
Michele si appoggiò al tocco di Roberto, chiudendo gli occhi. "Ti ho amato," sussurrò. "Dio, come ti ho amato."
"E io ho amato te. Ti amo ancora."
Si baciarono allora, in quel laboratorio impossibile tra i momenti. Fu un bacio disperato, carico di tutto l'amore che avrebbero potuto condividere, di tutti i giorni che non avrebbero mai avuto. Un bacio che sapeva di addio e di rimpianto, ma anche di perdono e di una tenerezza che trascendeva la morte.
Quando si separarono, entrambi stavano diventando più trasparenti. Il loro tempo nel limbo temporale stava finendo.
"Dove andremo?" chiese Michele.
Roberto sorrise, e per la prima volta fu un sorriso completamente privo di ombre. "Non lo so. Ma spero... spero che esista un posto dove le anime che si sono amate davvero possano trovarsi di nuovo."
"Anche se una di loro ha fatto cose terribili?"
"Soprattutto se si è pentita davvero."
Il laboratorio iniziò a dissolversi intorno a loro, gli orologi impossibili che sparivano a uno a uno. Michele prese la mano di Roberto, stringendola forte.
"Roberto?"
"Sì?"
"Se ci fosse un'altra vita, un'altra possibilità... ti perdonerei di nuovo. Ti sceglierei di nuovo."
Roberto sorrise attraverso le lacrime. "E io sceglierei l'onestà. Ti amerei senza bugie."
La luce li avvolse entrambi, calda e accogliente come un abbraccio. Michele sentì la mano di Roberto nella sua fino all'ultimo momento, fino a quando tutto svanì nel bianco puro di un nuovo inizio.
O di una fine piena di pace.