CAPITOLO 2 – Il Capitano delle Acque Morte

829 Parole
L'aria era immobile, appesantita da un silenzio che aveva il sapore della fine. John rimase sul ponte della Leviathan's Bride, le dita serrate attorno all'amuleto che pulsava in una sinfonia segreta con il suo sangue. La luce del giorno nascente non riusciva a penetrare il gelo che ora gli abitava le ossa. La nave stessa sembrava trattenere il respiro, sospesa in un limbo tra due mondi. Il mare era una lastra di vetro opaco, desolatamente vuoto. Nessun grido di gabbiano, nessun suono oltre al gemito occasionale del legno morente e al doppio battito—cuore e metallo—che risuonava dentro di lui. «John…» La voce non giunse attraverso le orecchie, ma fiorì direttamente nella sua mente, un sussurro d'alghe e profondità. Si voltò. Marvin era lì, materializzato dal nulla, appoggiato al timone come se non si fosse mai mosso. La foschia sembrava tessere il suo mantello logoro, donandogli un'aura spettrale. Ma i suoi occhi—due frammenti di ghiaccio primordiale—erano terribilmente focalizzati e reali. «Perché non scappi?» chiese il fantasma, con una curiosità genuina che era più agghiacciante di qualsiasi minaccia. «Dove potrei mai andare che tu non possa trovare?» rispose John, la voce più rassegnata che spaventata. «Una risposta saggia. Allora forse non sei completamente perduto.» Marvin scivolò in avanti, i suoi piedi sfiorando appena le assi marce. Un odore di acqua stagnante, di legni marci e di tempeste lontane lo precedeva, un profumo che parlava di secoli di solitudine. «Chi ti ha legato a questo destino?» osò chiedere John, aggrappandosi a un'ultima briciola di coraggio. «Il destino stesso,» corresse Marvin, la voce un eco di risacca. «Ogni singolo respiro che ho rubato, ogni promessa infranta, ogni barca mandata a picco… tutto questo mi ha tessuto addosso questo sudario. La Sposa del Leviatano non può affondare, e il suo capitano non può morire. Siamo condannati a ricordare.» John sentì un groppo di disperazione salirgli in gola. «E io? Perché io?» «Perché hai ascoltato,» sussurrò Marvin, avvicinandosi pericolosamente. «La chiamata è sempre stata lì, ma solo pochi hanno le orecchie per sentirla. Tu non hai solo sentito. Hai risposto. E ora il mio sangue canta nel tuo.» Un passo indietro. Il legno scricchiolò, un suono secco come uno schiaffo. «Io non volevo questo.» «Il mare non bada a ciò che vuoi, ragazzo. Prende. Sempre.» Per un lungo momento, si studiarono. Poi, Marvin tese una mano. Non era un invito. Era una sfida. «Vieni. Ti mostrerò il prezzo della mia memoria.» L'istinto urlava a John di rifiutare, ma una curiosità maledetta, un legame che già lo stava corrompendo, lo spinse ad allungare la propria. Nel momento in cui le loro dita—una di carne tremante, l'altra di freddo e ombra—si sfiorarono, il mondo esplose. Un porto in fiamme. Il sapore del tradimento sulla lingua. Il viso di un uomo, un tempo amico, prima che la lama lo incontrasse. Poi, l'oscurità dell'abisso, le urla dell'equipaggio che si trasformavano in gorgoglii, la disperazione di un'anima che si rendeva conto, troppo tardi, di aver firmato un patto con una forza che non poteva controllare. L'Occhio del Leviatano che si apriva nelle profondità, accettando il suo sacrificio ma imprigionandolo per l'eternità. John si strappò via, inciampando all'indietro, il respiro un rantolo. Le visioni bruciavano nella sua retina. «Che cosa era?» ansimò, il corpo scosso da brividi incontrollabili. «La verità,» disse Marvin, immobile. «Il mio primo annegamento. E l'origine della tua nuova vita.» John guardò le proprie mani. Sotto la pelle, sottili venature bluastre, come mappe di fiumi sconosciuti, si erano disegnate. «Cosa mi sta succedendo?» «Il mare ti sta riconoscendo. Sta scrivendo la sua storia su di te. Puoi lottare, e lasciare che ti strappi via, pezzo per pezzo. Oppure…» Marvin si avvicinò fino a essere a un soffio da lui, la sua presenza un gelo che prometteva un terribile conforto. «Oppure puoi imparare. Puoi imparare a nuotare in queste acque oscure. Non come un uomo che lotta contro la corrente, ma come una creatura che appartiene alle profondità.» John alzò lo sguardo, i suoi occhi pieni di un terrore che stava, lentamente, cominciando ad assomigliare all'accettazione. «E se dico di no? Se provo a spezzare questo legame?» Il sorriso di Marvin fu lento, deliberato, e infinitamente triste. «Allora annegherai. Lento e solo. Il mare prende sempre ciò che è suo. Con me, almeno, avrai una mano da stringere mentre affondi.» Un tuono ruggì in lontananza, e le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere, pesanti e salate come lacrime. Marvin si dissolse nel crescente scroscio, la sua ultima parola un'eco nella mente di John. «Ti aspetto, ragazzo del vento. Decidi se vuoi imparare a navigare… o se preferisci diventare il naufrago.» John rimase solo, la tempesta che si abbatteva sul relitto, il battito dell'amuleto un tamburo di guerra sotto la sua pelle. E nel fragore dei tuoni, gli parve di distinguere non un canto, ma un unico, profondo sospiro di attesa, provenire dalle oscure viscere dell'oceano.
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