Capitolo 1 – L’inizio del viaggio
Il sole calava lento oltre l’orizzonte, tingendo il piccolo paese di colori che sembravano incendiati: un arancione profondo mescolato a ombre violacee che si allungavano come dita minacciose tra le case di pietra. Vincenzo camminava lungo la strada principale con la sua macchina fotografica appesa al collo, il peso familiare e rassicurante che oscillava ad ogni passo. Il suo sguardo indagava ogni angolo, ogni crepa nei muri, ogni volto che incrociava con un misto di curiosità e sospetto.
Il suo lavoro di fotoreporter non era mai stato semplice, ma questa volta sentiva dentro di sé un’energia diversa, qualcosa che forse lo avrebbe portato oltre le solite notizie di cronaca nera che fotografa con praticità ed efficacia. Qualcosa che sfuggiva alle leggi della ragione.
L’aria era carica di un’inerzia strana: il silenzio spezzato solo dal fruscio delle foglie scosse da un leggero vento e da quei lontani, quasi impercettibili sussurri che sembravano quasi provenire dall’ombra stessa. Vincenzo era un uomo abituato a cercare la verità dietro quei segreti, eppure quel silenzio pulsava come un avvertimento.
Entrò nel piccolo bar vicino alla piazza, un locale modesto con pareti scure e tavoli consumati dal tempo. Dietro il bancone, un uomo anziano con occhi stanchi ma vivi lo accolse con un sorriso stanco.
“Sei nuovo qui,” disse con un accento che tradiva radici antiche. “Sei qui per le strane cose che succedono? Tutti ne parlano, ma nessuno osa andare là.”
Vincenzo annuì lentamente, appoggiando la macchina fotografica sul bancone. “Sono qui proprio per quello. Voglio vedere con i miei occhi e raccontare questa storia.”
L’uomo lo osservò per un attimo, poi estrasse una vecchia fotografia ingiallita da sotto il bancone e gliela porse, con le mani tremanti. “Questo è Massimo,” sussurrò. “Un’anima persa, o forse un inganno. Ma chiunque l’abbia incontrato, non è più stato lo stesso.”
Vincenzo prese la foto, sentendo un brivido freddo corrergli lungo la schiena. Il volto nella fotografia era indefinito ma inquietante, come se gli occhi seguissero chiunque li guardasse. Per un attimo, il rumore del mondo sembrò scomparire, lasciando solo quell’immagine impressa nella sua mente.
Quando uscì, la luce del tramonto aveva lasciato spazio a un crepuscolo denso e carico di mistero. Le ombre si allungavano e avvolgevano tutto in un abbraccio silenzioso. Vincenzo puntò l’obiettivo della macchina verso gli angoli nascosti del paese: un vecchio cancello arrugginito, la sagoma di un albero spoglio, una finestra semiaperta che trasudava un alone di inquietudine.
Mentre scattava, qualcosa gli sfuggì attraverso l’obiettivo. Una presenza evanescente, un riflesso che non avrebbe dovuto esserci — la sagoma indistinta di una figura umana, nascosta tra le ombre.
Il cuore gli accelerò. Vincenzo sentì chiaramente che questa fotografia sarebbe stata la prima di molte, immagini che non raccontavano solo storie, ma svelavano inquietudini profonde e pericolose.
E fu così che iniziò il suo viaggio, tra luci e ombre, verità nascoste e misteri da svelare, con solo la sua macchina fotografica come testimone silenziosa.