Capitolo 1 – Il Palazzo Sussurrante
Nel cuore delle colline umbre, avvolto da un silenzio che pareva quasi sospeso nel tempo, si ergeva il Palazzo Vertense. Negli ultimi raggi del sole pomeridiano, la sua pietra consumata dal secolo sembrava prendere vita, con sfumature ambrate e rugginose che si confondevano con il muschio e i licheni cresciuti sulle sue mura. Le finestre ad arco, decorate da elaborate inferriate in ferro battuto, riflettevano un'aria di mistero e antichità, mentre sopra il portone principale, lo stemma nobiliare di una famiglia dimenticata si celava appena sotto uno strato di polvere e tempo.
Gianluca, architetto quarantenne con capelli neri solcati da qualche filo d'argento e mani lunghe e abili, varcò la soglia del palazzo con un misto di rispetto e curiosità. Il legno antico scricchiolava sotto i suoi passi decisi; l'odore di legno marcio e di cera d'api antica permeava l'aria, un profumo immutabile che raccontava storie di epoche passate.
Le stanze si susseguivano una dopo l'altra, immerse in una penombra calda e soffusa, filtrata da vetri opachi che tingeva tutto di giallo e ambra. Ogni dettaglio era un richiamo al passato: mobili coperti da teli polverosi, damaschi scoloriti, tappeti logori ma dall'evidente pregio, e ritratti sbiaditi appesi alle pareti, gli occhi dipinti che sembravano scrutare il presente con un'intensità quasi viva.
Mentre Gianluca avanzava nella vasta dimora, un gelo sottile gli percorse la nuca, come un lieve soffio gelido che si insinuava tra le vertebre. Un sussurro quasi impercettibile, un nome pronunciato con voce sommessa e attenta, "Gianluca...". Alzò lo sguardo cercando la fonte di quella voce che nessuno altro sembrava sentire. Il silenzio tornò subito sovrano, ma qualcosa in quel palazzo sembrava esser vivo, respirare, aspettare.
L'architetto si fermò accanto a una finestra, osservando il paesaggio che si stendeva ai suoi piedi, un mosaico di colline, vigneti e sentieri che si perdevano nell'orizzonte. Sentì un fruscio dietro di sé e, girandosi lentamente, vide un'ombra sfuggente riflettersi nello specchio antico appeso alla parete: un presagio, un invito, un mistero che sembrava volersi svelare solo a lui.
Con il cuore che batteva più forte, riprese il suo sopralluogo, annotando ogni dettaglio, ma più di ogni cosa, sentiva il richiamo nascosto di quel luogo. Un luogo che conservava segreti, desideri mai sopiti e forse, un amore che ancora aleggiava tra quelle mura.