Samuel Il mio orologio da polso segnava le sei del pomeriggio indice del mio ritardo. Avrei dovuto lasciare perdere tutto e andare a casa a prepararmi per la festa di quella sera. Nonostante le paure di Beatrice ero riuscito a convincerla che la mia presenza fosse necessaria per il suo sostegno. Conoscevo il suo rapporto altalenante con la madre e in quei tre anni mi era anche capitato di ascoltare qualche conversazione spiacevole e come se non bastasse le mie parole crude sul fatto che dovesse lavorare e non trastullarsi in chiamate le davano il colpo di grazia. Chiusi gli occhi e la mente mi portò al giorno in cui quella donna fece il suo ingresso nella mia vita. Era un giorno come un altro e il mio livello di rabbia era elevato come sempre. La mia dannata assistente aveva fatto le va

