La terza notte, Luca arrivò alla stazione con un'ora di anticipo, portando con sé una bottiglia di vino e un mazzo di domande che gli bruciavano in gola. Non riusciva più a concentrarsi su nient'altro. Il progetto di restauro era fermo, e chiamate dei clienti sono state rimandate a domani, la sua vita normale sembrava sbiadire come una fotografia lasciata al sole.
Tutto quello che esisteva era l'attesa di rivedere Matteo e Alessandro.
Camminava nervosamente sul binario quando sentì due voci alle sue spalle.
"Così presto stasera?"
"E con dei regali, a quanto vedo."
Si voltò di scatto. Matteo e Alessandro erano lì, appoggiati al muro della stazione. Matteo ancora in uniforme ma senza berretto, Alessandro in un elegante cardigan di lana sopra la camicia bianca. Entrambi sorridevano con quella complicità che li rendeva irresistibili.
"Il treno non è ancora arrivato," disse Luca, confuso ma felice di vederli.
"No," sorrise Alessandro. "Ma noi possiamo essere qui anche senza. In alcune ore della notte, quando il velo è più sottile."
"Il velo?"
"Tra il nostro tempo e il suo," spiegò Matteo, staccandosi dal muro.
Si avvicinarono insieme, muovendosi in quella sincronia perfetta che Luca iniziava a riconoscere come loro caratteristica. Alessandro prese la bottiglia dalle mani di Luca, esaminandola con occhio esperto.
"Chianti Classico 2018," lesse sull'etichetta. "Ottima scelta."
"Penso che dovremo spiegargli tutto," disse Matteo ad Alessandro, con un'occhiata significativa.
"È tempo," annuì Alessandro. "Ha il diritto di sapere."
"Sapere cosa?" chiese Luca, guardando alternativamente l'uno e l'altro.
"Camminiamo," propose Matteo.
Si incamminarono lungo il binario, Luca al centro, i due uomini ai suoi lati. Ogni tanto le loro spalle si sfioravano, creando piccole scariche di elettricità che facevano tremare Luca.
"Raccontaci di te," disse Alessandro improvvisamente. "Della tua vita. Hai qualcuno che ti aspetta a casa?"
"No," rispose Luca, sincero. "Non ho mai... non sono mai riuscito a trovare la persona giusta."
"La persona?" ripeté Matteo con un sorriso. "E se fossero le persone?"
Luca si fermò di colpo, guardandoli. "Cosa vuoi dire?"
"Che forse," disse Alessandro, avvicinandosi di più, "il tuo cuore è abbastanza grande per due."
"Io..." Luca sentì il calore salire alle guance. "Non ho mai... cioè, non ho esperienza con..."
"Con due uomini insieme?" completò Matteo con dolcezza. "Non preoccuparti. Anche per noi sarebbe la prima volta."
"Davvero?"
Alessandro annuì. "Matteo ed io siamo stati insieme per anni, ma non abbiamo mai condiviso... questo tipo di intimità con qualcun altro."
"Finché non sei arrivato tu," aggiunse Matteo, la sua mano che sfiorò quella di Luca.
Ripresero a camminare, e fu Alessandro a iniziare il racconto.
"Siamo nati entrambi nel 1918. Io a Firenze, in una famiglia di antiquari. Matteo in campagna, figlio di ferrovieri."
"Ci siamo conosciuti nel 1940," continuò Matteo. "Io ero già conduttore, Alessandro lavorava per suo padre ma sognava di diventare scrittore."
"Fu amore a prima vista," sorrise Alessandro, i suoi occhi che brillavano al ricordo. "Ma erano tempi difficili. Due uomini che si amavano dovevano essere molto, molto attenti."
"Cosa successe?" chiese Luca, già temendo la risposta.
"La guerra," disse Matteo con voce affranta. "Nel 1943, il mio treno era diventato una via di fuga clandestina. Trasportavamo ebrei, dissidenti, chiunque dovesse scappare dai nazisti."
"Io aiutavo Matteo," aggiunse Alessandro. "Falsificavo documenti, organizzavo nascondigli. Era pericoloso, ma era giusto."
Si fermarono al centro del binario. La luna piena illuminava i loro volti, rivelando l'emozione nei loro occhi.
"Il 15 marzo 1943," continuò Matteo, "partimmo da Roma con un carico particolarmente prezioso. Una famiglia ebrea con tre bambini, due giornalisti antifascisti, un prete che aveva aiutato troppa gente."
"Ma qualcuno ci aveva tradito," disse Alessandro, la voce incrinata. "I tedeschi sapevano del nostro carico, sapevano del nostro percorso."
"Cosa accadde?"
"Il ponte di Pontedera saltò mentre stavamo attraversando," rispose Matteo. "L'esplosione fu immensa. Il treno deragliò, le carrozze si rovesciarono nel fiume."
Alessandro prese la mano di Luca, intrecciando le dita con le sue. "Tutti morirono quella notte. Compresi noi."
"Ma come..."
"Prima di morire," disse Matteo, prendendo l'altra mano di Luca, "facemmo una promessa. Insieme."
"Che promessa?"
"Di non separarci mai," spiegò Alessandro. "Di rimanere insieme oltre la morte, fino a quando non avessimo trovato un modo per vivere davvero il nostro amore."
"E così siete rimasti," sussurrò Luca, iniziando a capire.
"Il treno riappare ogni notte da allora," disse Matteo. "Noi ripetiamo lo stesso viaggio, sperando di trovare una via d'uscita da questo limbo."
"Ottant'anni di ricerca," aggiunse Alessandro. "Ottant'anni di speranza."
Luca li guardò entrambi, sentendo qualcosa spezzarsi e ricomporsi nel suo petto. "E io cosa centro in tutto questo?"
I due uomini si scambiarono uno sguardo carico di significato.
"Tu sei la prima persona in ottant'anni che è riuscita a vederci entrambi chiaramente," disse Alessandro. "La prima che è salita sul nostro treno senza paura."
"E la prima," aggiunse Matteo, avvicinandosi di più, "che ha fatto battere di nuovo i nostri cuori morti."
"Cosa vuoi dire?"
Alessandro liberò la sua mano e la portò al viso di Luca, accarezzandogli la guancia con infinita dolcezza. "Vuoi dire che quando ti abbiamo visto, per la prima volta in ottant'anni abbiamo sentito qualcosa di diverso dalla disperazione."
"Desiderio," mormorò Matteo, la sua mano che si posava sull'altro lato del viso di Luca.
"Speranza," aggiunse Alessandro.
"Amore," sussurrarono insieme.
Luca era intrappolato tra i loro sguardi, tra le loro mani calde, tra i loro corpi che emanavano un calore impossibile per due anime morte. "Ma io non posso... non so se sono capace di amare due persone contemporaneamente."
"Non lo sapremo finché non proviamo," disse Alessandro con un sorriso che prometteva ogni tipo di peccato dolce.
"E se non funzionasse?" chiese Luca. "E se rovinassi quello che avete voi due?"
Matteo si avvicinò ancora di più, tanto che i loro respiri si mescolarono. "Impossibile. Tu non potresti rovinare niente, Luca. Potresti solo completare quello che mancava."
"Cosa mancava?"
"Te," disse Alessandro, la sua voce calda come miele. "Abbiamo sempre sentito che ci mancava qualcosa, ma non sapevamo cosa. Ora lo sappiamo."
Il suono del fischio del treno interruppe il momento. Era mezzanotte.
"È ora," disse Matteo, ma nessuno di loro si mosse per andarsene.
"Stanotte," disse Alessandro, "vogliamo che tu salga sul treno con noi. Non come ospite, ma come... parte di noi."
"Cosa significa?"
"Significa," disse Matteo, il suo pollice che accarezzava le labbra di Luca, "che vogliamo scoprire se tre cuori possono battere come uno solo."
Il treno arrivò silenziosamente, fermandosi accanto a loro. Ma questa volta, quando le porte si aprirono, Luca vide qualcosa di diverso. L'interno sembrava più caldo, più accogliente. Come se il treno stesso fosse felice di ospitarli tutti e tre.
"Vieni con noi," sussurrò Alessandro.
"Lasciaci amarti," aggiunse Matteo.
Luca guardò i due uomini che stavano cambiando per sempre la sua vita, poi sorrise. "Sì."
Salirono sul treno insieme, le loro mani intrecciate, i loro destini finalmente allineati. Non sapevano ancora se il loro amore a tre sarebbe stato abbastanza forte da spezzare una maledizione di ottant'anni.
Ma erano pronti a scoprirlo.