Capitolo 9

1086 Words
Luca si svegliò con la sensazione che qualcosa non andasse. La luce del sole filtrava attraverso le tende, ma aveva una qualità strana, dorata e polverosa, come nelle vecchie fotografie. Accanto a lui, Matteo e Alessandro dormivano ancora, ma i loro volti sembravano più giovani, i lineamenti addolciti da un sonno che durava da troppo tempo. "Ragazzi," sussurrò, scuotendoli dolcemente. "Svegliatevi." Alessandro aprì gli occhi per primo, quegli occhi scuri che ora Luca conosceva così bene. Ma c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo, una confusione che fece gelare il sangue nelle vene di Luca. "Dove siamo?" mormorò Alessandro, guardandosi intorno con aria smarrita. "Questo posto... non lo riconosco." Matteo si alzò a sedere, passandosi una mano tra i capelli. "La camera d'albergo," disse lentamente. "Ma perché mi sembra tutto così strano?" Luca si alzò dal letto e si avvicinò alla finestra. Quello che vide lo fece tremare. Fuori non c'era più il paesaggio collinare che conosceva. Al posto dell'albergo moderno si estendeva un borgo degli anni Quaranta, con case di pietra e strade sterrate. In lontananza, una colonna di fumo nero si alzava verso il cielo. "Oh, merda," sussurrò. "Siamo nel 1943." "Cosa?" Alessandro balzò giù dal letto, raggiungendolo alla finestra. Il suo viso impallidì. "Il bombardamento. È oggi." Matteo li raggiunse, e per un momento rimasero tutti e tre in silenzio, contemplando la realtà che li circondava. Erano tornati indietro nel tempo, al giorno fatale che aveva segnato il destino dei due amanti. "Pensavo che fosse finita," disse Luca con voce spezzata. "Pensavo che avervi riportati in vita fosse abbastanza." "Evidentemente no," mormorò Alessandro, stringendo il pugno attorno all'anello che brillava al suo dito. "C'è ancora qualcosa che dobbiamo fare." Un rumore di motori in lontananza li fece voltare tutti verso la finestra. Un convoglio militare stava attraversando il paese, diretto verso la stazione ferroviaria. "I tedeschi," sussurrò Matteo, il volto contratto dal terrore. "Stanno arrivando per far saltare il ponte. Proprio come ottant'anni fa." "Dobbiamo fermarli," disse Luca senza esitazione. "Sei pazzo?" Alessandro lo afferrò per il braccio. "Non possiamo cambiare la storia. E anche se potessimo, moriremmo tutti." "E allora?" Luca si liberò dalla presa, gli occhi che brillavano di una determinazione feroce. "Preferirei morire insieme a voi piuttosto che vivere una vita intera sapendo di non aver provato a salvarvi." Matteo lo guardò con un'espressione di stupore e amore misti. "Faresti davvero questo per noi?" "Per te," disse Luca, baciandolo dolcemente. "Per voi. Per quello che siamo diventati insieme." Si vestirono in fretta con i vestiti dell'epoca che trovarono miracolosamente nell'armadio. Luca indossava una giacca di lana grezza e pantaloni di velluto, mentre Matteo e Alessandro erano vestiti con le loro uniformi ferroviarie. "Il piano è semplice," disse Alessandro mentre correvano per le strade del borgo. "Dobbiamo raggiungere la stazione prima che facciano saltare il ponte. Se riusciamo a convincere le persone a non salire su quel treno..." "Non funzionerà," lo interruppe Matteo, fermandosi di colpo. "Ho provato mille volte in sogno. Le persone salgono comunque. È il destino." "Allora cambiamo il destino," disse Luca con fermezza. "Tutti insieme." Arrivarono alla stazione proprio mentre il treno stava fischiando l'ultima chiamata. Era lo stesso treno che Luca conosceva così bene, ma adesso era pieno di persone vere: famiglie con bambini, anziani con valigie di cartone, giovani coppie che si stringevano nervosamente la mano. "Mio Dio," sussurrò Luca. "Tutte queste persone..." "Cinquantasette morti," mormorò Alessandro. "Li ricordo tutti." Matteo salì sulla locomotiva come aveva fatto ottant'anni prima, ma stavolta non era solo. Luca e Alessandro salirono con lui, determinati a cambiare il corso degli eventi. "Cosa facciamo?" chiese Alessandro mentre il treno iniziava a muoversi. "Non lo so," ammise Luca. "Ma qualunque cosa, la facciamo insieme." Il treno acquistava velocità, dirigendosi verso il ponte fatale. Luca guardò l'orologio della stazione che si allontanava: 15:23. Fra sette minuti, alle 15:30, il ponte sarebbe saltato. "Il ponte," disse improvvisamente Matteo. "Devo fermare il treno prima del ponte." "Ma non puoi," disse Alessandro. "I freni sono rotti, ricordi? È per questo che non riuscisti a fermarti in tempo." Luca guardò i due uomini che amava, vedendo la disperazione nei loro occhi. Poi, improvvisamente, ebbe un'idea folle. "E se non fossimo qui per fermare il deragliamento?" disse lentamente. "E se fossimo qui per assicurarci che le persone sopravvivano?" "Come?" "Gli anelli," disse Luca, guardando il suo che brillava intensamente. "Avete sentito quel calore prima? Quella luce? E se potessimo usarli per proteggere le persone?" Alessandro e Matteo si guardarono, poi guardarono i loro anelli che stavano iniziando a pulsare di luce dorata. "È una follia," disse Alessandro. "Le follie più grandi sono quelle che nascono dall'amore," rispose Luca. Cinque minuti al ponte. Il treno correva verso il suo destino, ma stavolta non era solo. Stavolta portava con sé tre uomini disposti a sfidare la morte stessa per salvare chi amavano. Si presero per mano nel centro della locomotiva, gli anelli che ora brillavano come piccoli soli. La luce iniziò a espandersi, avvolgendo prima loro, poi l'intera carrozza. "Qualunque cosa succeda," disse Matteo, stringendo forte le mani dei suoi amati, "vi amo." "E noi amiamo te," risposero Luca e Alessandro all'unisono. Quattro minuti. Tre. Due. La luce dorata ora avvolgeva l'intero treno, proteggendolo come un bozzolo luminoso. I passeggeri, invece di essere terrorizzati, sembravano sereni, come se sapessero che erano al sicuro. Un minuto. L'esplosione arrivò puntuale, esattamente alle 15:30. Il ponte saltò in aria, ma il treno, avvolto nella luce dell'amore di tre anime unite, non cadde. Volò. Letteralmente volò sopra il baratro, portando i suoi passeggeri in salvo dall'altra parte. Quando atterrò dolcemente sui binari integri, la luce si spense. Luca, Matteo e Alessandro crollarono a terra, esausti ma vivi. Intorno a loro, i passeggeri iniziarono ad applaudire, non capendo esattamente cosa fosse successo ma sapendo di essere stati salvati da un miracolo. "L'abbiamo fatto," sussurrò Luca, mentre le lacrime gli rigavano le guance. "Abbiamo salvato tutti." "L'abbiamo fatto insieme," disse Alessandro, baciandolo dolcemente. "Sempre insieme," aggiunse Matteo, unendosi a loro. Mentre si abbracciavano sulla locomotiva che aveva portato la salvezza invece della morte, il mondo intorno a loro iniziò a brillare di nuovo. Ma stavolta non era la luce degli anelli. Era la luce dell'alba che stava sorgendo su un nuovo giorno. Un giorno in cui cinquantasette persone erano vive invece che morte. Un giorno in cui l'amore aveva vinto sulla tragedia. Un giorno in cui tre anime avevano dimostrato che insieme potevano compiere l'impossibile. La prova era superata. Ora mancava solo tornare a casa.
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