Capitolo 7: La Scelta

1098 Words
Il treno scivolava attraverso la notte come una cometa d'argento, portando i tre uomini verso il momento che avrebbe definito il loro destino. Nello scompartimento speciale, la tensione era palpabile quanto l'elettricità nell'aria prima di un temporale. Luca teneva l'anello tra le dita, il metallo ora caldo come brace. Matteo e Alessandro erano ai suoi lati, i loro corpi più solidi di quanto fossero mai stati, come se l'imminenza della scelta finale li stesse riportando completamente nel mondo dei vivi. "Le parole," sussurrò Alessandro, chinandosi sul libro antico. "Dobbiamo pronunciarle insieme, mentre il treno attraversa il ponte dove siamo morti." "Quanto manca?" chiese Luca, la voce roca per l'emozione. "Dieci minuti," rispose Matteo, consultando l'orologio da taschino che brillava nella luce dorata delle lampade. "Dieci minuti e sapremo se..." "Non dirlo," lo interruppe Luca. "Non dire cosa potrebbe succedere se fallissimo." Si alzò dal sedile, improvvisamente inquieto. I dubbi del pomeriggio tornavano ad assalirlo come corvi affamati. "E se non funziona? E se tutto questo è solo un'illusione che ci siamo costruiti perché non riusciamo ad accettare la realtà?" Alessandro si alzò di scatto, afferrando Luca per le spalle. "Guarda i miei occhi," gli disse con ferocia. "Dimmi che quello che vedi è illusione." Luca si perse in quegli occhi scuri, profondi come pozzi antichi. Vide ottant'anni di solitudine, la disperazione di chi ha perso tutto, ma vide anche qualcosa di nuovo: una luce che non c'era prima del loro incontro. "Ti amo," sussurrò Alessandro, e quelle parole suonarono come una promessa sacra. "Non so se è giusto o sbagliato, se siamo dannati o benedetti, ma ti amo con ogni fibra di questa esistenza fantasma che porto avanti da troppo tempo." Matteo si avvicinò alle loro spalle, circondando entrambi con le braccia. "Anch'io," mormorò contro i capelli di Luca. "Ti amo così tanto da essere disposto a rischiare di scomparire nel nulla pur di tentare di stare con te per sempre." "E tu?" chiese Alessandro a Matteo, voltandosi verso di lui senza lasciare la presa su Luca. "Puoi accettare di dividere l'amore con me?" Matteo sorrise, quel sorriso dolce e malinconico che aveva conquistato Luca dal primo momento. "Ti amavo già prima che lui arrivasse," disse semplicemente. "Ora vi amo entrambi. Non c'è divisione nell'amore vero, solo moltiplicazione." Le parole li colpirono come una rivelazione. Luca sentì il petto allargarsi, come se il cuore stesse crescendo per far posto a tutto l'amore che provava. "Allora facciamolo," disse, la voce ferma per la prima volta da ore. "Qualunque cosa succeda." Si infilarono gli anelli contemporaneamente. Il metallo si fuse letteralmente con la loro pelle, diventando parte di loro. Una luce dorata iniziò a emanare dai loro corpi, avvolgendoli in un bozzolo di calore e luce. "Il ponte," sussurrò Matteo, guardando fuori dal finestrino. "Siamo quasi arrivati." Attraverso il vetro, Luca vide la struttura metallica che si stagliava contro il cielo stellato. Era lo stesso ponte che aveva visto in sogno, quello dove il treno era deragliato ottant'anni prima. "Adesso," disse Alessandro, aprendo il libro alla pagina giusta. Le parole latine fluivano dalle loro labbra come un canto antico, anche se nessuno di loro conosceva davvero quella lingua. Era come se gli anelli stessi li guidassero, sussurrando le sillabe ai loro cuori. "Tres animae, unum cor. Tres vitae, unum destinum. Per aeternum, in luce et in tenebris." Tre anime, un cuore. Tre vite, un destino. Per l'eternità, nella luce e nelle tenebre. Mentre pronunciavano le ultime parole, il treno iniziò a tremare. Non il tremolio del deragliamento che Luca aveva temuto, ma una vibrazione diversa, come se ogni atomo della loro realtà stesse riorganizzandosi. "Sta funzionando," sussurrò Matteo, meravigliato. I loro corpi iniziarono a brillare più intensamente, la luce dorata che li avvolgeva diventando sempre più luminosa. Luca sentì una sensazione strana, come se si stesse dissolvendo e ricomponendo simultaneamente. "Non lasciatevi andare," gridò Alessandro sopra il rumore che ora riempiva lo scompartimento. "Tenetevi forte!" Si afferrarono con forza disperata, i loro corpi che si fondevano e si separavano nella luce accecante. Luca sentì i battiti del cuore di Matteo e Alessandro sincronizzarsi con il suo, tre ritmi che diventavano uno solo. Il treno attraversò il ponte in un'esplosione di luce che illuminò la notte per chilometri. Quando la luminosità iniziò a scemare, i tre uomini si trovarono ancora abbracciati, ma qualcosa era cambiato. Matteo e Alessandro non erano più traslucidi. I loro corpi avevano la consistenza e il calore della carne viva. Luca poteva sentire il loro respiro, il battito dei loro cuori, il calore della loro pelle. "Siamo vivi," sussurrò Matteo, incredulo. "Siamo tutti vivi." "E siamo..." Alessandro si guardò intorno, confuso. Non erano più sul treno. Si trovavano nella camera d'albergo di Luca, nel letto matrimoniale, nudi e avvolti nelle lenzuola bianche. La tempesta era passata e la luna piena illuminava i loro corpi intrecciati attraverso la finestra. "Come...?" iniziò Luca, ma Alessandro lo zittì con un bacio. "Non importa come," mormorò contro le sue labbra. "Importa che siamo qui. Insieme. Vivi." Matteo si stiracchiò dall'altra parte del letto, sorridendo come un gatto soddisfatto. "Ottant'anni," disse. "Ottant'anni che aspettavamo questo momento." Si guardarono per un lungo momento, ancora increduli di ciò che era accaduto. Poi, come guidati da un impulso comune, iniziarono a toccarsi con una riverenza nuova, esplorando corpi che ora erano caldi e reali sotto le loro dita. "Tu," sussurrò Alessandro a Luca, facendolo sdraiare tra lui e Matteo. "Sei il nostro miracolo." "Siamo il miracolo di tutti," corresse Luca, attirando entrambi a sé. Quello che seguì non fu solo passione fisica, ma una celebrazione dell'impossibile diventato realtà. Si amarono con la disperazione di chi ha rischiato di perdere tutto e la gioia di chi ha vinto la scommessa più importante della vita. Le loro mani si intrecciavano, le bocche si cercavano, i corpi si fondevano in una danza antica quanto il mondo. Non c'era gelosia tra loro, solo un amore puro e totale che si moltiplicava invece di dividersi. Quando finalmente si addormentarono, erano ancora abbracciati, i tre anelli d'oro che brillavano dolcemente nella luce lunare. All'alba, quando Luca si svegliò, per un momento temette che tutto fosse stato un sogno. Poi sentì il respiro caldo di Matteo sul collo e la mano di Alessandro che riposava sul suo petto, proprio sopra il cuore. Sorrise, stringendoli più forte a sé. Avevano scelto l'amore. E l'amore aveva scelto loro. Il treno fantasma non sarebbe più tornato sui binari della vecchia stazione. La sua ultima corsa era stata quella verso la libertà, portando tre anime perdute verso un nuovo inizio. Insieme. Per sempre. Finalmente vivi.
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