Capitolo 5 – Il Sussurro nel Legno

536 Words
La notte si era fatta più densa, come se l'oscurità stessa si fosse addensata attorno alla bottega di Giuseppe. Le fiamme delle candele si contorcevano in danze nervose, proiettando ombre che sembravano avere vita propria. Giulio era seduto sul trespolo, ma non più come una semplice marionetta - ogni linea del suo volto scolpito esprimeva una tensione vivente. Giuseppe lavorava con mani febbrili a un nuovo pezzo, un cuore di bosso che intagliava con simboli antichi. «Devo darti un ancoraggio» mormorò, la fronte imperlata di sudore. «Qualcosa che ti leghi a questo mondo, a me.» «Mi fa paura» sussurrò Giulio, le dita di legno che si serravano e rilasciavano in un ritmo ansioso. «Sentire il legno che prende vita... è come essere nati due volte. E la seconda volta fa più male.» Giuseppe posò lo scalpello e si avvicinò, le sue dita calde che sfiorarono la guancia fredda della marionetta. «Il dolore passerà. Ti terrò io al sicuro, come avrei dovuto fare allora.» «Ricordo le tue mani quella notte al lago» la voce di Giulio si fece più sottile, come un ricordo che sfuma. «Come stringevano le mie, cercando di tenermi a galla. E poi...» Il legno sotto le sue dita sembrò vibrare. «Poi?» «Poi le tue dita che scivolavano via. E un'altra presenza, fredda, che mi prendeva. Una voce che diceva: Il tuo tempo non è ancora completo. Quando ho riaperto gli occhi... ero intrappolato in un luogo senza tempo, dove le anime incomplete si nutrono di ricordi.» Un brivido percorse Giuseppe. «Quella voce mente. Il tuo posto è qui, con me.» Ma prima che Giulio potesse rispondere, le assi del pavimento gemettero. Dal legno della bottega stessa emerse un sussurro che sembrava provenire dalle profondità della terra: «Appartieni alle profondità.» Giulio si contorse, le giunture che scricchiolavano pericolosamente. La testa gli si piegò all'indietro in un angolo innaturale. «Giuseppe! Non riesco a respirare!» L'uomo lo strinse a sé, sentendo il legno vibrare di terrore. «Sei mio» sussurrò nella sua spalla di legno. «Mio in vita, e mio ora.» La voce rispose, più vicina, uscendo dalle venature del legno stesso: «La morte reclama ciò che le è stato sottratto.» «Mai!» urlò Giuseppe, coprendo il corpo tremante di Giulio con il proprio. Improvvisamente, tutte le altre marionette sugli scaffali presero vita in un coro di scricchiolii. I loro corpi si contorsero, le teste ruotarono all'unisono verso Giulio, le bocche dipinte che si aprivano in silenziose invocazioni. Giulio alzò verso Giuseppe uno sguardo in cui nuotavano lacrime di resina lucida. «Se mi perdi ancora... non avrò la forza di tornare.» «Non ti perderò» giurò Giuseppe, le labbra premute contro la fredda fronte di legno. «Il mio amore è più forte del tuo legno, più forte della morte stessa.» Le altre marionette crollarono a terra simultaneamente, diventando semplici pupazzi ancora una volta. Il silenzio che seguì era carico di una pace precaria. Giulio continuava a tremare tra le sue braccia, ma ora c'era qualcosa di nuovo nei suoi occhi di vetro - non solo paura, ma anche una fragile speranza. E Giuseppe capì che la loro battaglia non era contro la morte, ma per qualcosa di più prezioso: il diritto di amare oltre i confini stessi dell'esistenza.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD