Capitolo 4 – Ricordi scolpiti

551 Words
L'alba aveva portato con sé una nebbia umida che avvolgeva il borgo come un sudario. Giuseppe si muoveva attraverso la bottega con movimenti meccanici, raccogliendo strumenti e legni con mani che non riuscivano a smettere di tremare. La marionetta lo seguiva, un'ombra silenziosa i cui passi esitanti riecheggiavano sul pavimento di legno. Ogni suo movimento era una lotta tra memoria e materia, tra l'anima che ricordava e il corpo che non poteva più essere completamente umano. «Giuseppe...» la voce di Giulio era un fruscio di foglie secche mentre le sue dita di legno accarezzavano il volto incompiuto di una maschera abbozzata, «ricordo la spiaggia al tramonto... la sabbia che scottava sotto i piedi... e tu che mi inseguivi ridendo, i tuoi capelli al vento come bandiere.» Giuseppe si avvicinò, il cuore stretto in una morsa di dolore e tenerezza. «E io ti raggiungevo sempre» sussurrò, «perché non potevo sopportare che ti allontanassi troppo da me.» La marionetta abbassò lo sguardo, e in quell'attimo di vulnerabilità Giuseppe vide riflettersi il giovane uomo che aveva amato. Ma l'illusione si infranse quando gli occhi di vetro si offuscarono, come se guardassero attraverso un velo d'acqua. «C'è un'eco dentro di me» mormorò Giulio, le parole cariche di una confusione straziante. «Frammenti di ciò che sono stato... ma anche vuoti che si riempiono di qualcosa di estraneo. Qualcosa che... non sono io.» Giuseppe si inginocchiò, le sue mani calde che stringevano quelle di legno. «Ricorderemo insieme solo ciò che ti rende felice» promise, sapendo di mentire a sé stesso. «Il resto... lo affronteremo quando sarai pronto.» «E se quell'altro non vuole aspettare?» la domanda della marionetta era un filo di voce spaventata. «Se bussa alle porte della mia memoria con più forza di te?» Il respiro di Giuseppe si fece più profondo. Sapeva che non si trattava solo di ricordi incompleti: era la parte dell'anima di Giulio che si era ancorata all'aldilà, che aveva assaporato l'oblio e ora reclamava il suo posto in questo corpo di legno. «Allora combatterò per ogni tuo ricordo» dichiarò, la voce roca di determinazione. «Per ogni frammento della tua anima. Non permetterò a nulla di portarti via da me di nuovo.» Un improvviso scricchiolio fece sobbalzare entrambi. Un pezzo di legno era rotolato dal banco da lavoro, ma il sussurro che seguì non veniva dalla stanza. Era una voce profonda, multipla, che sembrava emergere dalle venature del legno stesso: «Non sfuggirai al tuo posto...» Le dita di Giuseppe si strinsero attorno a quelle della marionetta, sentendo attraverso il legno una vibrazione innaturale, come un cuore che batte dove non dovrebbe essercene uno. «Giulio appartiene a questo mondo» dichiarò, la voce che risuonava con una forza che non sapeva di possedere. «A me.» La marionetta inspirò - un suono impossibile, eppure reale - e per un momento sembrò che il legno si facesse carne, che la memoria trionfasse sulla morte. Ma negli abissi di quegli occhi azzurri, Giuseppe vide muoversi un'ombra sottile, paziente come la marea, che aspettava il momento giusto per riprendersi ciò che le apparteneva. E capì allora che i ricordi che credeva di scolpire nella marionetta non erano semplici memorie: erano ancore che legavano Giulio a due mondi, e che presto li avrebbero costretti a scegliere da quale parte stare - anche se quella scelta avrebbe potuto distruggerli entrambi.
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