Epilogo – Il Palazzo Mutato

398 Words
Passarono alcune settimane, e il restauro del Palazzo Vertense era finalmente terminato. Le stanze tornavano a risplendere di nuova luce: gli stucchi restaurati, i vetri ripuliti, le antiche boiserie riportate alla loro eleganza originaria. Il palazzo, un tempo morente, adesso si ergeva come un organismo rinato, imponente e affascinante. Eppure, per Gianluca, dentro quelle mura nulla era più lo stesso. Ogni volta che attraversava il corridoio della libreria, lo sguardo correva istintivamente al punto in cui aveva trovato la porta murata. Ora la porta era stata richiusa, sigillata con discrezione, e nessuno degli altri ne sospettava l’esistenza. Era il suo segreto, il custode silenzioso di una verità che non avrebbe mai raccontato a nessuno. Nelle ultime giornate di lavoro, più volte gli era sembrato di percepire quel profumo tanto familiare: la lavanda, il cedro, un’eco lontana di calore. Ma Paolo non era mai più apparso. Quella notte di addio, quell’ultimo bacio, erano stati davvero… l’ultimo. Eppure, il palazzo stesso sembrava trasformato dal suo passaggio. Non emanava più il senso di oppressione che l’aveva accolto al suo arrivo. Ora lo spazio respirava, più leggero, come se le anime imprigionate avessero trovato pace. I corridoi sembravano illuminati da una chiarezza nuova, e i ritratti, una volta oscuri e severi, si mostravano quasi benevoli. In particolare, il ritratto di Paolo, ora restaurato e ricollocato nel salone, restituiva tutta la sua bellezza: i tratti eleganti, lo sguardo intensissimo. Solo che qualcosa in quel volto era diverso. Non era più lo sguardo cupo e malinconico che lo aveva attratto dal primo istante. Adesso, Paolo sembrava sorridere appena, con dolcezza sottile, come se custodisse un segreto condiviso soltanto con lui. Gianluca si fermò davanti al quadro, come ipnotizzato. «Ti ho amato anch’io,» pensò, senza voce. Non c’era bisogno di altro: l’amore aveva oltrepassato il tempo, l’ingiustizia, la morte. Quando lasciò il palazzo, sentì un filo invisibile legarlo ancora a quelle mura, ma sapeva che stava portando Paolo con sé — non come un fantasma prigioniero, ma come una fiamma accesa dentro al cuore. Un amore che non apparteneva al mondo degli uomini, eppure più vero di qualsiasi altro avesse mai vissuto. E mentre il sole illuminava dolcemente le colline umbre, Gianluca capì che non esisteva addio che potesse davvero spegnere ciò che era nato tra loro. Quella passione non aveva avuto un futuro… ma avrebbe avuto eternità. ✨ Fine ✨
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