Capitolo 4 – Primo Incontro

578 Words
Il quarto giorno di lavoro si concluse sotto un cielo sereno. Dopo giornate di pioggia, il tramonto incendiava i vetri del palazzo con sfumature rosse e dorate. Gli operai se n’erano andati, Teresa aveva chiuso la sua custodia nelle stanze di servizio, e Gianluca rimase solo. Il palazzo, così vasto e silenzioso, sembrava trasformarsi in un essere vivo: i muri respiravano, le assi del parquet scricchiolavano come ossa che si tendono nell’oscurità, e le tende di velluto si gonfiavano appena, sfiorate da correnti che non dovevano esserci. Con lentezza e una esitazione curiosa, Gianluca tornò nel corridoio della libreria. La sua torcia elettrica illuminava polvere sospesa nell’aria, come scintille dorate. Si fermò davanti alla sezione che nascondeva la porta, ripercorrendo con lo sguardo ciò che aveva scoperto il giorno prima. Appoggiò la mano sul legno. Era freddo, come se nascondesse ancora il gelo della pietra dietro. E fu in quell’istante che sentì una presenza alle sue spalle. Si voltò di scatto. Non c’era nessuno. O forse no. Perché l’aria stessa pareva cambiata, densa, vibrante, impregnata dello stesso profumo antico che già conosceva: lavanda, cedro, un accenno di tabacco dolce. Fu allora che lo vide. Lì, al centro del corridoio, in piedi come un signore tornato a reclamare il suo palazzo, c’era Paolo. Non un’ombra vaga, bensì una figura nitida, quasi concreta: alto, elegante, avvolto in un completo scuro dell’Ottocento, rifinito con dettagli di seta. I capelli neri pettinati con cura, la pelle chiara e levigata, lo sguardo intenso come la notte. Il tempo sembrava essersi spezzato: Paolo non apparteneva al passato, ma era lì, in quel momento, a un passo da lui. — «Finalmente…» mormorò la voce, profonda e vellutata, con un’eco che rimbalzava nelle pareti. Gianluca restò immobile. Gli occhi del fantasma, scuri e quasi febbrili, scintillavano di un desiderio antico, represso da troppo tempo. Scoprì di non avere paura. Al contrario, una corrente calda gli percorse la pelle, accendendogli le tempie e lo stomaco. C’era attrazione, una forza magnetica incontrollabile. Paolo mosse un passo verso di lui. Nonostante il leggero bagliore irreale che lo circondava, la sua figura sembrava emanare calore. Gianluca percepì il movimento dell’aria quando il fantasma gli passò accanto, come fosse reale. Il cuore gli martellava. — «Tu hai trovato la porta…» disse Paolo piano, chinando leggermente il capo verso la libreria. — «Chi sei veramente?» chiese Gianluca, la voce roca. Paolo sorrise, un sorriso languido e sfuggente. «Sono colui che questa casa non ha mai dimenticato. Ma soprattutto… sono colui che attendeva te.» Quelle parole caddero come una lama dolce, tagliando il filo del tempo. Gianluca non seppe replicare subito: lo sguardo fisso in quegli occhi profondi, che lo ipnotizzavano. Paolo alzò una mano, e Gianluca rabbrividì: non era un semplice spettro incorporeo — la sua carezza sfiorò davvero la pelle della guancia. Un tocco leggero, elettrico, come velluto impregnato di luce. — «Ti guiderò» sussurrò Paolo, avvicinando il volto, «finché non vedrai ciò che ho custodito e ciò che mi è stato tolto.» Gianluca chiuse gli occhi un istante, rapito da un’energia inebriante che non sapeva spiegare: paura e desiderio si intrecciavano in un vortice. Quando li riaprì, Paolo non c’era più. Solo il corridoio silenzioso, la libreria immobile. Ma il calore del tocco sulla guancia restava impresso, vivo, ardente. E per la prima volta, Gianluca seppe con certezza che quello non era un sogno né un’illusione. Era l’inizio di qualcosa che lo avrebbe scosso nell’anima, e nei sensi.
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