Capitolo 7 – L’Abbandono ai Sensi

454 Words
Il cielo si squarciò con lampi che illuminavano il Palazzo Vertense a intermittenze violente. La pioggia cadeva furiosa, tamburellando contro i vetri e i cornicioni, mentre il vento faceva vibrare i battenti come se volesse sradicarli. L’intera dimora sembrava rianimarsi alla furia della tempesta, e ogni suo respiro coincideva col cuore di Gianluca. Nonostante il fragore del temporale, egli sentiva solo un richiamo. La stanza segreta lo attirava come un magnete, e al suo interno trovò Paolo: non più un’apparizione evanescente, ma una figura potente, quasi carnale. Vestito di scuro, i capelli corvini spettinati come mossi dal vento, lo sguardo febbrile. La sua presenza non era più un’ombra: Paolo sembrava vivo. La luce dei lampi entrava dalle fessure delle tende, e nelle ombre danzanti la stanza pareva riprendere vita: le stoffe rosse sembravano respirare, lo specchio rifletteva immagini deformate in cui Gianluca e Paolo apparivano più vicini di quanto non fossero. — «Stanotte non potrai resistermi» mormorò Paolo, con voce rotta di desiderio e malinconia. Gianluca non oppose parola: il suo corpo rispose prima della mente. Si ritrovò a pochi passi da lui, rapito da quella tensione accumulata nei giorni e nelle notti, dai sussurri, dalle carezze appena accennate, dagli sguardi febbrili che non avevano trovato sbocco. Le mani di Paolo si sollevarono a sfiorargli il volto, il collo, fino alle spalle. Non era più soltanto il tocco della memoria: era caldo, tangibile, reale. Quel contatto scatenò in Gianluca un brivido che lo incendiò fino dentro. Paolo accorciò la distanza, e la loro bocca si incontrò in un bacio che era fame e promessa, dolore e resurrezione insieme. Una collisione di tempi diversi, di desideri inestinti che si riconoscevano oltre la morte. Il letto a baldacchino li accolse, chinando i drappi rossi di polvere che sprigionarono un odore antico, mischiato al profumo intenso di Paolo: cedro, lavanda, passione. Ogni carezza era un passo più profondo verso l’abisso, ogni sussurro accresceva la febbre dei sensi. Fu un abbraccio selvaggio e tenero, disperato e avvolgente: Paolo colmava attraverso Gianluca un secolo di desideri inappagati, e Gianluca si scopriva ardere per un uomo oltre il tempo. Il temporale batteva come un cuore gigantesco sopra il palazzo, e il loro respiro si mescolava al suo ritmo. In quella notte, la vita e la morte non erano più due mondi separati: erano un unico vortice di passione. Quando la tempesta finalmente calò, il palazzo sembrava più quieto, come placato. Gianluca rimase sul letto, esausto, avvolto dai drappi consumati e dall’eco calda di Paolo accanto a lui. Non importava se fosse un uomo vivo o un fantasma: Paolo era stato reale in ogni sua fibra. E, al più profondo del cuore, Gianluca capì di non poter più tornare indietro.
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